Gino Tonello

"ORIZZONTI DI VETRO " - Settembre '07

Presentazione e testo critico di ELEONORA FAVARO

Siamo qui con il pittore Gino Tonello per ammirare una piccola parte della sua produzione pittorica. Dico piccola, perché le sue pitture sono molto importanti e spaziano attraverso le più svariate tecniche che hanno tutte origine da questo settore: la pittura sul vetro.

Interpretate con una tecnica magistrale, frutto di ampie conoscenze storico-artistiche, ma ancor di più figlie di un’attenta, precisa e continua osservazione della campagna veneta che lo circonda e, più propriamente, del suo paese, delle rive che costeggiano la sua abitazione, dei ruscelli, degli stagni, dei campi, del lungobrenta; di quella natura semplice e materna capace di trasmettergli quelle forti emozioni che lui, con tecnica raffinata e certosina, trasferisce sul vetro.

Perché sul vetro?

Io penso che il vetro sia il mezzo che permette all'artista di andare oltre; di vedere ciò che sta al di fuori della sua stanza, della sua vita, della sua immaginazione, della sua poesia di bambino viste con la maturità del pittore.

Il vetro da un'immagine che muta col mutare dell'atmosfera, col mutare del punto di osservazioni, col mutare delle emozioni e dei suoi incanti, - "che vi assicuro essere veramente forti".

Il pennello a volte minutissimo, a volte più consistente, guidato dalla mano esperta di Gino Tonello, ci trasmette immagini dolci, serene, pacate, vedi: il mattino, la primavera, l'estate; forti e mozzafiato come nei suoi tramonti autunnali.

Osservando questa pittura su vetro "veri gioielli d'arte", notiamo che la luce tenue dell'atmosfera riempie gradatamente lo spazio attraverso velature leggere e trasparenti, diligentemente studiate fino a trasformarsi in immagini quasi impalpabili.

Ma l'artista non è solo questo, con eleganza e forza evade da queste atmosfere per renderle più forti e violente, più scintillanti, prive di freni; e in questo ci riesce magistralmente, trasportandoci nel mondo della materia del quasi informale, giocando piacevolmente con pennelli e colori; ma non è gioco, perché tutto è studiato e calibrato, frutto di abile maestria e di ampia conoscenza tecnico-pittorica che gli permette di spaziare tra vari periodi artistici: dai vedutisti veneti agli impressionisti, dalla pittura metafisica al surrealismo.

Ma torniamo ai nostri quadri, dove il pittore con mano agile e massima sensibilità di osservazione ci trasmette, con vasta gamma cromatica, gli attimi sfuggenti di tramonti mozzafiato dove, lui per primo ne rimane estasiato e li traduce su vetro per renderei partecipi di questi magici incontri con la natura.

Ogni paesaggio è privo di contaminazioni e tutto viene descritto in punta di pennello, usando il massimo rispetto per gli alberi, i fiori, il cielo e il vento che trasporta le nubi delicate e candide come ali d'angelo o impetuose nei toni violenti dei rossi, viola e blu; ma la mano esperta dell'artista rende ogni immagine impalpabile, sfuggente, magica.

Lo smalto su vetro non è facile, ma lui, con gesto calibrato e sapiente, ottiene tonalità morbide ed evanescenti, capaci di esprimere ogni stato d'animo.

Queste pitture sono una somma di musica e poesia dove vengono descritte le più profonde vibrazioni dei sentimenti.

Osservando queste opere mi viene spontaneo ricordare il quadro di Giorgione "Madonna e Santi" che si trova nel Duomo di Castelfranco Veneto, dove il paesaggio immerso nella classica eterea foschia propria della nostra pianura veneta, permette al pittore di giocare con un orizzonte che sfuma verso un impalpabile infinito.

La stessa impressione ci viene trasmessa nel quadro "Venere", sempre dello stesso autore, dove due alberi dalle chiome volutamente imprecise cercano di delimitare un orizzonte immerso in una luce madreperlacea ed evanescente.

Per non citare, poi, il quadro di Marco Ricci ('700) "Le cascate", dove gli alberi si piegano al soffio del vento per seguire maestosamente la corsa delle nubi blu-rosate illuminate dalla luce del tramonto.

Oppure in "Messidoro" di Guglielmo Ciardi, dove il pittore ci mostra uno dei paesaggi più belli e rappresentativi della campagna veneta immersa in un luminoso meriggio estivo in cui il caldo respiro della terra spazia in un orizzonte infinito.

Tutti i paesaggi del pittore Gino Tonello, avrete sicuramente osservato, sono sgomberi da ogni contaminazione e idealizzano la natura sino a renderla quasi astratta.

Centellinando il colore con la punta del pennello che si muove con precisione cadenzata e proprietà tecnica, fa vibrare i fiori, le erbe, le stoppie di uno scintillio magico e musicale.

Ma l'artista, dopo essersi cullato in queste atmosfere che catturano tutta la sua attenzione e precisione tecnica, spazia in quei settori dell'arte che gli permettono di far esplodere quella forza cromatica che brulica, quasi in sordina, in ogni sua opera.

Da etereo diventa forte, impetuoso, prepotente come nei rossi tramonti autunnali.

Le pennellate leggere, delicate, vitree diventano più intense, più consistenti, materiche, imponenti pur mantenendo il loro originale equilibrio.
I piani resi più consistenti si dilatano come attraverso una lente d'ingrandimento.
Gli alberi, che dalla terra madre si ergono verso la luce, che è vita, sono gli elementi essenziali della sua pittura e spesso sfuggono dai limiti del quadro quasi attratti da nuovi orizzonti.

Nell'osservare questa tecnica più corposa e vibrante di mille armoniose tonalità, mi viene spontaneo entrare di prepotenza nel '900 e pensare al "Cavaliere Azzurro" di Wassily Kandinsky o all'albero argentato e all'albero rosso di Piet Mondrian, oppure a "Molo e Oceano" sempre dello stesso autore.

Ciò mi porta a pensare ai suoi labirinti, ma qui esuliamo dalla sfera di questa mostra "Orizzonti di Vetro" per entrare in altri campi artistici, molto cari al nostro pittore, che io ho ammirato in precedenti mostre e nel suo studio stracolmo di eccellenti opere, frutto di una cultura pittorico-artistica di tutto rispetto.

A Gino

Eleonora Favaro