
"TERRE EMERSE " - Giugno '07
Presentazione e testo critico di CARLA CHIARA FRIGO
La multiforme opera di Gino Tonello è segno della vitalità e volontà dell’artista di misurarsi con molte tecniche e le loro intrinseche qualità espressive: campi di esplorazione e di immersione nella verità propria e del medium, ma soprattutto libertà inventiva che toglie confini e vincoli all’urgenza, al furore creativo. Ogni ‘via’ tracciata sollecita la sua capacità immaginativa, dalla dimensione del sogno che trasfigura la realtà indagata nei suoi dettagli di superficie, alla visione scomposta, piatta e lucida del sentire scisso contemporaneo e del linguaggio tecnologico; dai paesaggi naturalistici, tradotti negli smalti leggeri attraverso la loro luminosità tersa e le loro cromie evanescenti, alle corposità della pasta pittorica per la quale le visioni della natura si solidificano nella consistenza della terra che assorbe, si intride di accensioni cromatiche e di gestualità segnica.
Le opere esposte tracciano proprio quest’ultima ‘via’, un percorso che ricorda le esperienze informali di Dubuffet, Fautrier e Tàpies per il linguaggio grezzo e brutale ma che, passando per gli accesi paesaggi di Morlotti, sconfinano in una sorta di mitizzazione poetica della natura, nella ricerca di cogliere la sua misteriosa e oscura forza vitale. Come sostiene l’artista stesso un campo di grano giallo oro, sfolgorante di luce, si nasconde un’oscurità tra gli steli ed è questo buio, all’apparenza insondabile, l’oggetto del suo interesse. Da qui il rigonfiamento della materia, le evoluzioni magmatiche di una lava incandescente che riga la superficie del supporto su cui si è depositata l’ombra dei recessi più intimi e segreti. Sono queste sostanze, sottratte alla conoscenza più immediata, che germinano di fermenti cangianti e che nell’opera permettono mutamenti repentini di tono e luminosità delle corrugate, ruvide materie che vi si sovrappongono. La materia, attraverso la sua gorgogliante porosità, ci fa sentire il respiro della sua spiritualità.
La fisicità della visione, al contempo, rende questi dipinti quasi dei rilievi scultorei e il fruitore spostandosi genera cambiamenti nella percezione dell’immagine così come della realtà percepita: metamorfosi continue, passaggi di stato, infinite variazioni sul tema nella stessa opera.
La natura è poi ascoltata nella sua intensità di energie contenute ed esplose tradotte da cromie sature virate nelle tonalità calde e fredde, contrapposizione fra elementi attivi e passivi che richiamano le entità primordiali di fuoco e acqua, cielo e terra. Dalla loro compresenza si sprigionano il calore, la sostanza, la forma.
In Energia, per esempio, contro un cielo infuocato che si accende di bagliori bianchi, oro e rossi, si staglia un albero che si erge con la potenza di nodose radici dai solchi della terra, con cui sembra tutt’uno, suggerita da rilievi materici aggettanti e, mentre le diramazioni convogliano avvitandosi nel tronco per poi sbocciare nelle chiome rigogliose, confluisce in un umore scuro intriso di rosso e di blu una sorta di drammatica emersione dalla terra che si effonde nell’ariosità del cielo. Mareggiata in costiera è tutto giocato su tonalità fredde che richiamano i colori del cielo e dell’acqua, non fosse che per le fronde con scintillii vermigli e il ribollire di spuma bianca delle increspature del mare rese con una tecnica che richiama il dripping. In Salice, una cascata di luce nelle fronde di elettro dai riflessi dorati lascia intravedere un’oscurità densa frammista a essenze di linfe vitali, e letali insieme, sospese in un flusso aereo. Il rilievo della materia cromatica, infatti, si accentua o si dissolve a seconda dell’incidenza della luce legata al movimento del fruitore. In Africa, una dominante rossa pervade completamente l’opera di un brulicante dinamismo di corpose venature che attraversano la superficie infuocata sollecitando una bruciante esperienza tattile.
Le medesime immagini paesaggistiche, dunque, spesso si ribaltano in una visione dall’alto e lo spazio profondo diventa di superficie: i solchi della terra delineano criptiche geometrie, armoniose circonvoluzioni ed esplosioni come zampilli sorgivi. Una mappa topografica come proiezione di stratificazioni sotterranee, di pulsazioni di energia che eliminano la distanza tra soggetto e oggetto dell’azione esistenziale. Una fusione totale, cosmica che investe e travolge tutti indistintamente.
Carla Chiara Frigo