
"GINO & TONELLO I MUTAMENTI DELL'ANIMA" - Giugno '06
Presentazione e testo critico di GIOVANNA STRADA
«Oltre il muro». Una luce accecante, un lampo che dura un attimo, una sensazione che si fa materia; il giallo, colore squillante ed energico, contrasta contro un nucleo di materia scura, dall’ambra al blu, con tocchi di rosso vermiglio.
«Oltre il muro». Un titolo, una poetica. Nel dipinto l’artista traduce in materia pittorica ciò che ha visto, in controluce, passando al di là di un muro: due faggi, il primo dalle foglie prepotentemente rosso prugna; il secondo, sulla destra, quasi timidamente si mimetizza nella luce piena del giorno. Non si tratta solo di una rappresentazione circostanziata e poetica della natura, ma di una visione ancor più intimistica, di un vissuto emozionale, fatto di inquietudine e serenità di spirito; il tutto calibrato dalla ragione, dallo studio sulle tonalità cromatiche, sulla composizione, sulla visione.
Oltre il muro, quindi, come oltre l’esperienza, oltre la percezione banale delle cose che ci circondano, oltre il confine delle convenzioni che appiattiscono la vita dell’uomo contemporaneo.
In questa mostra l’artista Gino Tonello espone al pubblico il lavoro degli ultimi due anni, un percorso creativo totalizzante, che ha portato l’artista a sperimentare svariate tecniche e cifre stilistiche, dal surrealismo ironico di Delvaux ai preziosissimi smalti su vetro, fino alla conquista consapevole della pittura materica.
I MUTAMENTI DELL’ANIMA, titolo della rassegna, punta l’accento non solo sul percorso stilistico compiuto dall’artista, ma soprattutto sul cambiamento a livello interiore, contrassegnato dall’evoluzione di Gino Tonello verso una maturità espressiva autonoma e chiaramente indipendente.
Gli ultimi, inediti lavori colpiscono per la vivacità dei colori, per la straordinaria ricchezza di linee compositive-dinamiche e per la padronanza del mezzo espressivo. Al segno - corrispondente razionale dell’Idea – segue un gesto altrettanto calibrato; materia e colore creano volumi, stratificazioni, accensioni cromatiche ed infinite sfumature.
Nel dipinto Come uno scoglio, le parti in rilievo sono accentuate dal sapiente uso dei colori: la fascia blu, in primo piano, sembra a stento trattenere il vorticoso movimento della chioma arancione dell’albero che sta dietro. Il richiamo alla forza vitale e vitalistica della natura primigenia emerge prepotente, si disperde tra i molteplici giochi spiraliformi, nei solchi e nei grumi creati dalla materia, si accende nel colore esuberante.
Tonello media i dati oggettivi con il percorso interiore. Una banale nuvola di polvere alzata dal vento caldo dell’estate, desta nella mente dell’artista un ricordo d’infanzia: come rappresentare questo mondo invisibile ma del quale si percepisce la forza? L’artista affida all’immediatezza della pittura e alla genuinità dell’elemento naturale, il compito di tradurre emozioni istantanee e ricordi atavici, suggestioni e riflessioni. Ritorna alla mente l’indiscusso magistero di Paul Gauguin: «L’arte è la riproduzione di quel che i sensi percepiscono nella natura attraverso il velo dell’anima».
Sebbene gli elementi naturalistici subiscano alla fine del processo creativo una sintesi ai limiti dell’astrazione, sarebbe ingiusto parlare di astrattismo per queste opere di Tonello. La fonte di ispirazione, il modello è e rimane la natura: alberi solitari si stagliano contro un cielo assolato, peschi in fiore ricoprono intere colline, l’acqua di uno stagno è increspata dalle folate di vento…
I luoghi preferiti dal pittore sembrano essere quelli della macchia mediterranea: una natura forte e pungente, paesaggi illuminati dalla luce accecante e torbida del meriggio. E’ curioso notare come l’artista abbia eliminato qualsiasi riferimento all’uomo. Nel dipinto Toscana un cipresso, possente come un monolite, impressionante come un totem, si erge solitario e catalizza l’intero spazio circostante. La natura vista come energia vitale ben si addice alla particolare tecnica adottata dal pittore. La sabbia e altri materiali mescolati al colore creano molteplici stratificazioni di materia, talora sottilissime, talora a grumi densi e spessi. Non è mai stato più felice il binomio natura-materia!
Possiamo dire che in tutti i lavori di Tonello i misteri della tecnica sono essenziali all’opera. La serie degli smalti su vetro, incantevoli gioielli di pittura su piccolo formato, incanta l’osservatore per la poesia e per la grazia, ai limiti del virtuosismo. Qui Gino Tonello lavora in punta di pennello, con la pazienza del miniaturista e la predilezione per la luce di un fiammingo, approntando un universo di immagini di rara poesia e incantevole bellezza.
Qui l’artista si fa interprete di una natura idilliaca, pervasa da una incantata serenità, pur nel brusco succedersi delle stagioni: cieli tersi per l’estate, sfumature lattiginose per l’inverno, nuvole rosso fuoco per il tramonto. L’orizzonte basso e la visuale ampia accrescono la sensazione di infinito che coglie, paradossalmente, chi guarda con attenzione queste piccole opere: l’immagine appare tanto attraente quanto lontana, idealizzata in canoni di bellezza e grazia imperituri.
L’artista, si sa, è alla continua ricerca di nuovi mondi, di nuove sfide creative; perennemente insoddisfatto, si lascia incantare dal canto delle sirene; allo stesso tempo diventa loro alleato: ammalia il pubblico con dolci illusioni oppure lo risveglia dal torpore con immagini shock.
Questo è il mondo di Gino Tonello…ma forse, meglio di qualsiasi altra frase, è bene citare una sua poesia, che chiude il catalogo delle opere:
Ho cercato nuovi mondi
ma non ero io
Ho percorso nuove strade
ma non ero io
Ho vissuto tanta gente
ma non ero io
Ho scritto immagini
questo, forse, sono io.
Per Tonello la pratica della pittura è qualcosa che ha a che fare con la dimensione del racconto, con la narrazione, con la nozione di narratività. Attraverso le immagini l’artista racconta se stesso e costruisce, di volta in volta, la propria identità e la propria storia. Ed ecco che l’artista si lascia dietro di sé simbologie importanti come la donna che si trasforma in pietra, che diventa sasso – simbolo di fermezza morale, ma anche di adattamento ai cambiamenti – oppure quella del volto che nasconde la propria identità dietro maschere sempre diverse.
Ma qual è l’identità vera? L’identità non è un valore assoluto, che ognuno può cogliere a priori; la verità non è mai uguale a se stessa. L’identità si afferma e si riconosce nel cambiamento.
Ciascuno di noi, vivendo ed agendo, dimostra concretamente chi è; in altre parole, lascia dietro di sé un’identità personale, intesa come storia di vita. Secondo il filosofo Ricoeur, l’identità personale non implica immutabilità e staticità, bensì è quella che viene a porsi nonostante il cambiamento, nonostante la variabilità dei sentimenti, delle inclinazioni, dei desideri della singola persona; insomma nonostante i mutamenti dell’anima, appunto.
Ed infatti, Tonello ama rappresentare le cose in controluce, lasciando sempre un sentore di indefinito, i confini imprecisati, una zona oscura - perché poco o per nulla illuminata – e una zona talmente piena di luce che abbaglia l’occhio dell’osservatore. Il gesto si esprime con sicurezza e disinvoltura; il segno, stilizzato e sintetico, costruisce la struttura dell’immagine, mentre materia e luce donano vitalità e dinamismo alle figure. Le forme seguono le tracce di un’esistenza reale, indissolubilmente parlano di identità, di desideri e conflitti interiori. Parlano dell’uomo. Con, o senza, la presenza dell’uomo.
Giovanna Strada