GALLERIA STORICA

Ci sono degli artisti che approdano al mondo dell’arte guidati dall’istinto e dall’urgenza di esprimersi, degli altri che si tuffano nel turbinio delle mostre e dei vernissages appena usciti dalle accademie, altri ancora, e in minor numero, fanno un lungo cammino di esplorazione delle loro possibilità, visitano molti stili, approdando così in modo più riflessivo a una propria via personale.
Questo sembra essere il caso di Gino Tonello, che ha attraversato certi stili storici, come il simbolismo, l’impressionismo, il pointillisme, per arrivare adesso a un particolarissimo stile materico, che è alla base della mostra Tracce, ospitata nelle sale dello storico Palazzo Valentini, attuale sede della Provincia di Roma. Quello di Tonello è l’antico metodo del ‘fare pittorico’, del dipingere guardando spesso ai capolavori, non semplicemente per imitarli ma per apprendere la loro lezione, assorbendola. E infatti il lungo apprentissage di Tonello, ha dato dei quadri – summa, dove il ritmo del colore impressionista alimenta delle linee e delle forme astratte, che non sono però mai svincolate completamente da un’idea di disegno, di forma compiuta. E’ indicativo, infatti, che all’interno di Tracce, i quadri partano quasi sempre da un oggetto definito: l’albero, più o meno distinto e distinguibile nella melodia dei colori, preso intero o solo in alcune parti, rami, tronchi. E questi alberi vivono di un dinamismo non puramente estetico, ma intrinseco, immanente alla natura naturans che accomuna l’albero e l’uomo. Perché, nella loro essenza vitale, gli alberi sono simili agli uomini, nel ciclo nascita-crescita-morte, nella tragedia delle malattie, nel dramma del dover fronteggiare le pressioni della realtà. Le tensioni che aggrovigliano e animano gli alberi di Tonello sono tensioni vitali, tracce delle tensioni umane, tracce della opposizioni tra essere e dover essere, tra essere e voler essere, tra essere e desiderare di essere. Attraverso gli alberi e i moti che li animano, con i vettori di pochi precisi colori, assistiamo a uno spettacolo dinamico puro, quello che sempre oppone morte e vita. Ecco dunque che gli alberi diventano anche lo specchio della psicologia umana, quando sono aggrediti dai segni del labirinto, spirali quadrate, invasione di angoli retti, che ci fanno ritornare all’analisi, ma anche alla fatica della mente umana di liberarsi da se stessa. Gli alberi, infatti, diventano tracce di un’immagine in nuce, un’immagine ancora da farsi contenuta nel segno visibile ma non rivelata. L’immagine di un’umanità che cerca, con difficoltà di liberarsi, di un sé che vuole abbandonare il teatrino del proprio io e l’asfissia dei ruoli, ma si rinchiude poi nella prigione dell’inconscio. Ogni quadro e ogni albero di Tonello sono anche il racconto di questi passaggi dall’io al sé, o viceversa, dalla profondità alla superficie, o viceversa, consci che ogni meta raggiunta può diventare una trappola. Come nel bellissimo quadro La tela del ragno, dove i rami sono delle concrezioni bianche sulla tela, ma anche dei fili tessuti da un ragno, e la mosca che ci cade dentro sono i labirinti, gli angoli retti della nostra logica. Però la tela è fredda, di ghiaccio, sembra liberatoria la sua funzione di contenimento della psicologia, ma non riesce a rassicurarci; se è questo il piano del sé, dell’essere come ci piace, allora sembra un mondo dalle possibilità infinite ma vuoto. Molti quadri di questo artista sono, anche dichiaratamente, delle riflessioni sull’arte, talvolta ironiche, talvolta crudeli, e su questa linea si colloca la videoinstallazione interna alla mostra, costruita come un angolo di un’officina o di un laboratorio artistico: piccoli quadri ammassati per terra, televisori rotti e funzionanti, cornici vuote. Nel video Tonello cerca di distillare in pochi minuti non tanto la sua vita, ma proprio la sua vitalità, catturata nei momenti della nascita, della creazione artistica, dell’amore filiale e dell’amore per l’altro. Il mondo della socialità, infatti, vi è rappresentato da una serie di amici che si mettono uno dopo l’altro davanti l’obiettivo, reggendo in mano una cornice vuota, quasi a formare un nuovo tipo di ritratto. La bravura di Tonello è proprio nel rendere questi ritratti vivi, e modellarli alla luce dell’ironia; gli uomini e le donne nella cornice vuota vengono colti nel momento del sorriso, dell’imbarazzo, delle espressioni divertite e delle risate. L’amore per la vitalità riesce a rompere la freddezza dell’immagine video, che tende, come quella fotografica, a catturare l’istante e a bloccarlo in una perfezione fredda. Potremmo dire, ancora una volta, la ricerca di una “disperata vitalità”.

Danila Bellino

AL DI SOPRA DI TUTTO
olio su tela

 

SENTINELLE ATTENTE VIGILANO IL MAESTRO SEDUTO NEL SUO MONDO AD AMMIRARE UNA SIRENA
olio su tela

 

L'ESTRATTO DELLA TERRA
olio su tela

 

Il tocco delicato, leggerissimo, i colori eterei, trasparenti, il disegno accuratamente posto sulla superficie vitrea. Questi gli elementi che emergono dalla pittura-smalto su vetro- , suggestioni della realtà paesaggistica che egli trasforma in immagini eteree ed impalpabili. La sua pittura esprime un temperamento sereno che soprattutto nel variare delle stagioni trova una felice espressione. Il gesto sapiente e calibrato, le tonalità pervase da emozionanti accensioni, tutti gli riflettono le emozioni più intense ed ogni tocco segue le morbide variazioni dell’anima. La pennellata liquida stende il colore come un velo leggero, le tonalità luminose e le sfumature perlacee, suggeriscono l’idea evanescente di un sogno ad occhi aperti che il pittore traduce in una perenne testimonianza della memoria.

Gabriella Niero

CONTROLUCE
smalto su vetro cm 40x19

 

BOLZONELLA
smalto su vetro cm 18x20

 

CAMPO DI MAIS SOTTO LA NEVE
smalto su vetro cm 25x15

 

Appare chiaro che il principio motore delle creazioni di Gino Tonello è il desiderio forte di stabilire un contatto altamente comunicativo e significativo, di forza empatica e simpatetica, con la civiltà contemporanea e i suoi fruitori, tale da portarlo ad operare scelte radicali sul filo della provocazione. Suscitare un impatto emotivo attraverso arditi accostamenti fra accensione dei sensi e freddi oggetti di uso domestico e quotidiano, plasmarlo su superfici scandite da rapporti cromatici di campiture piatte e accese, ampie o minute per focalizzazioni serrate significa addentrarsi con irruenza nell’interno delle problematiche più attuali del vivere odierno, aprire delle fessurazioni nel caos sfuggente e frenetico con sintesi percettive e immaginative che rievocano l’incandescenza di un sentire anche erotico di se stessi e del mondo. I rimandi più diretti sono all’artista bolognese Valerio Adami e all’americano Roy Liechtenstein entrambi qui in causa per la medesima capacità di elevare allo statuto artistico il linguaggio popolare dei fumetti o delle immagini pubblicitarie caratterizzate da cromie uniformi, brillanti e da contorni netti. L’immediatezza del racconto garantito da tali media, emerge con fluidità e naturalezza mentre le ripartizioni delle tessere di cambiamento cromatico, inserendosi della poetica del frammento, rappresentano una sorta di flashes rivelatori di stati psicofisici colti nel loro avvicendarsi temporale al fine di creare una strutturalità di istanti percettivi, un’architettura trasparente e colorata profondamente suggestiva.

Carla Chiara Frigo

LO SPECCHIO DEL NOSTRO TEMPO
smalto su vetro, formelle assemblate

 

ALLA RICERCA DELLA GIUSTA COLLOCAZIONE
smalto su vetro, formelle assemblate

 

IL CAPPELLO
smalto su vetro, formelle assemblate

 

RANUNCOLI D'ACQUA
tecnica mista su tela

 

LO STAGNO
tecnica mista su tela

 

LE QUATTRO STAGIONI
4 quadri acrilico su tela

 

OLTRE IL MURO
tecnica mista su tela

 

IL TIGLIO
acrilico su tela

 

IL CANNETO
acrilico su tela